Il Prof. Vinzenz Brinkmann, nel suo articolo “Art of many colors”, nel bel catalogo della Mostra “Serial/Protable Classic”, curata dal Prof. Salvatore Settis, scrive a p. 297 (p. 99 nella versione inglese del medesimo articolo): “Anche il fatto che la Statua B sorregga la pelta, evidentemente solo infilando il braccio nell’ampio passante, contribuisce a differenziarla. L’indice divaricato, infatti, rivela che nella mano sinistra B non impugnava uno scudo bensì un’altra arma, con tutta possibilità un arco e una freccia”. La cosa ci appare sorprendente, anche se capiamo che il modello dello studioso tedesco deve essere stato, oltre che qualche arciere dei frontoni del tempio di Athena Aphaia, “deportati” dalla nativa Egina a Monaco, anche l'”Apollo di Kassell”, presente nella medesima Mostra. La nostra sorpresa nasce dalla semplice constatazione che nella mano s. di B, peraltro quasi identica per postura a quella di A, non c’è spazio tra il dito indice e il medio per reggere alcunché, come si evince da apposita foto allegata. La ricostruzione del Brinkmann, da noi operata graficamente seguendo fedelmente l’ipotesi del ricercatore germanico, ci appare assolutamente priva di qualsiasi credibilità.12644798_559738904185461_4930818169239344619_n 12654439_559738784185473_7694327011947222434_n 12650781_559738857518799_4637445927366993779_n 12687824_559738144185537_2599553609700476620_n 12661802_559742850851733_2327374679889036195_n

Polinice all’EXPO

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Da Repubblica: “E Milano ha finalmente il suo Bronzo di Riace. Ma attenzione non è quello vero che Vittorio Sgarbi avrebbe voluto portare a Milano in occasione di Expo, operazione andata in fumo per i divieti del ministero e dei vertici del museo di Reggio Calabria che ospita i preziosi reperti archeologici. Il Bronzo di Riace  arrivato a Milano è una copia, perfettamente colorata, esposta alla Fondazione Prada nell’ambito della mostra ‘Serial classic’, curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, dedicata alle sculture classiche. L’esposizione “esplora il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca”. La mostra apre i battenti sabato 9 maggio e prosegue sino al 24 agosto. Per il Bronzo non  ci sono divieti sulle foto, avanti pure con i selfie (Laura Asnaghi)”

Come al solito, tanto gossip e niente scienza. La copia del Bronzo A non è stata “colorata” ma è la realizzazione fatta in Germania, a Francoforte, presso il Museo di Liebieghaus, per tentare di ricostruire l’effetto degli originali. Ovviamente, non c’è nessun intervento scientifico di Salvatore Settis e la ricostruzione scelta dai tedeschi è quella di Daniele Castrizio.

A proposito: la decisione di mettere una corona d’alloro nella parte interna dello scudo è assolutamente arbitraria.

Bronzi di Riace: una nuova teoria stravolge le congetture sulla loro origine?

bronzi-reggio1Segnaliamo come nel nella rivista Archeo sia uscito in Gennaio un articolo riguardante la teoria del Professor Giuseppe Roma, docente di Antichità Cristiane (!) nell’Università delle Calabrie, riguardante i Bronzi di Riace. In primis, credo che vada lodata l’iniziativa, perché contribuisce a focalizzare l’attenzione sui Bronzi di Riace in maniera scientifica, e non per polemiche strapaesane e provinciali. La teoria (della quale il nostro sito rendeva già conto: http://www.bronziriace.it/ipotesi-roma/), riprendendo più o meno consapevolmente una analoga ipotesi di Mons. Pensabene, parroco per molti decenni nella Parrocchia della Candelora di Reggio Calabria,nota la coincidenza tra il luogo del rinvenimento delle statue e quello in cui si svolgono annualmente alcuni riti in onore dei Santi Cosma e Damiano. Partendo da questa considerazione, lo studioso ritiene che le due statue in bronzo siano state trasformate, nella Locride, per farle divenire le immagini dei Dioscuri.Castore e Polluce, infatti, godevano di un grande culto a Locri e a Reggio, in seguito al loro leggendario aiuto prestato alle due città in occasione della battaglia del fiume Sagra, negli anni immediatamente precedenti la venuta del filosofo Pitagora nella Magna Grecia, verso il 535 a.C.

Solo per onestà intellettuale, si deve ribadire che non esistono immagini dei Dioscuri con la barba, giacché essi sono i”giovani” per eccellenza nell’immaginario del mondo antico. Va poi ribadito che le terre di fusione impediscono di ritenere che le due statue siano state realizzate nella Locride, essendo presenti terre che si ritrovano solo nell’Argoide, situata ne Peloponneso ellenico.

BRONZI DI RIACE