Autore: Antonino Di Vita
Localizzazione:
Atene Agorà o Acropoli
Bronzo A: atleta oplitodromo (artista attico,forse Mirone, 460 a.C.)
Bronzo B: atleta oplitodromo (artista attico, 430 a.C.)
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Statua di Marte dal Canopo di Villa Adriana di Tivoli; vaso con scena di oplitodromia; statua di Antinoo

Antonino Di Vita ha ipotizzato che il Bronzo A raffiguri un atleta vincitore nella specialità della corsa oplitica (corsa dello stadio con atleti che indossavano un elmo e un piccolo scudo). La statua sarebbe opera di un artista attico, forse Mirone, che l’avrebbe realizzata verso il 460 a.C. Per le medesime motivazioni, il Di Vita crede che il Bronzo B sia anch’esso un atleta oplitodromo, opera di un artista attico realizzata verso il 430 a.C.

Le ipotesi del Di Vita si legano fortemente alle ricostruzioni degli elementi mancanti nei due Bronzi, che lo studioso ritiene di avere individuato:
• un ramo d’ulivo o d’alloro, simbolo di vittoria olimpica, nella mano destra dei due Bronzi,
• un elmo di tipo calcidese sulla testa del Bronzo A.

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Testa di oplita con elmo calcidese dal frontone del Tempio di Atena Aphaia di Egina (V sec. a.C.) alla Gliptoteca di Monaco; ricostruzione del busto della Statua A con elmo calcidese

Oltre al Di Vita, a favore dell’ipotesi di statue appartenenti a un gruppo appositamente realizzato in antico, e quindi contrari alla peregrina teoria del “collezionista romano” che avrebbe voluto riunire due opere di epoca e artisti diversi, modificando le braccia del Bronzo B affinché potesse fare da pendant al Bronzo A, si sono espressi anche altri importanti studiosi:
• C.O. Pavese crede alla possibilità che si tratti di due oplitodromi, realizzati, uno nel 470/60 e l’altro verso il 430 a.C., da due artisti, di cui il più antico non necessariamente attico;
• H.P. Hisler e P.E. Arias hanno ipotizzato che le statue da Riace rappresentino due eroi, essendo il Bronzo A di Fidia o della sua scuola, realizzato verso il 460/50 a.C., e il Bronzo B di scuola fidiaca, portato a compimento verso il 430 a.C.

Osservazioni critiche:
Rispetto all’ ipotesi Di Vita, gli studi successivi hanno dimostrato che i Bronzi tengono in mano lance e non rami, smentendo definitivamente la possibilità che si tratti di atleti che correvano la “corsa con le armi”. Anche la ricostruzione dell’elmo del Bronzo A si è dimostrata completamente di fantasia.

 

Bibliografia:
Di Vita, Due capolavori attici: gli oplitodromi – eroi di Riace, in AA.VV.,Due Bronzi da Riace, Rinvenimento, restauro, analisi e ipotesi di interpretazione, a cura di L. Vlad Borrelli e P. Pelagatti, II, Roma 1984 (Bollettino d’Arte, Serie spe­ciale, III), pp. 251-276.
Di Vita, I Bronzi di Riace, la Statua di Mozia, Pitago­ra. Un aggiornamento, in Lo stile severo in Grecia e in oc­cidente, Roma 1995, pp. 73-78.

BRONZI DI RIACE