Autore: Claude Rolley
Collocazione: Grecia
Bronzo A: eroe eponimo attico, (artista attico, 460 a.C.)
Bronzo B: eroe eponimo attico, (scuola fidiaca, 430 a.C.)
Molto articolata è l’ipotesi offerta da Claude Rolley rispetto alle due statue da Riace. Innanzi tutto, per lo studioso il Bronzo A rappresenterebbe un eroe eponimo attico e sarebbe opera di un artista ateniese operante verso il 460 a.C. Nel Bronzo B, invece, il ricercatore vede un altro eroe eponimo attico, ma stavolta viene chiamata in causa la scuola fidiaca, proponendo di conseguenza una datazione al 430 a.C.
Rispetto agli altri studiosi, C. Rolley presenta una ricostruzione dei due Bronzi completamente differente:
• la statua A sarebbe stata ideata e realizzata senza elmo, come proverebbe la presenza di un perno tagliato e ribattuto in antico, che, a suo dire, doveva essere pertinente a un meniskos, una sorta di protezione della testa della statua contro gli escrementi degli uccelli.

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Ricostruzione della testa del Bronzo A con meniskos

• Conseguentemente, la fascia che la statua A presenta all’altezza delle tempie, non essendo nascosta dall’elmo, doveva avere un significato iconografico specifico, raffigurando un diadema, segno distintivo dei sacerdoti e poi dei sovrani.

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Tetradrammo in argento con re ellenistico che indossa il diadema

Osservazioni critiche:
L’ ipotesi Rolley presenta un punto fermo successivamente dimostratosi errato: il perno sulla testa del Bronzo A. Lo studioso ipotizzava una protezione contro gli uccelli, ma successive ricerche hanno dimostrato che tale perno servisse a sostenere un elmo corinzio. Il meniskos (letteralmente: “crescente lunare”), menzionato da Aristofane nella sua commedia “Gli uccelli”, era, in antico, un disco bronzeo posto sopra la testa di alcune statue esposte all’aperto. Tracce evidenti su statue in marmo (mai in bronzo) sono state riscontrate su alcune korai poste sull’acropoli di Atene.

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Ricostruzione di una kore dell’Acropoli di Atene con i colori originali e il meniskos di bronzo.

L’ipotesi del diadema regale non sembra più accettabile, perché i segni sulla testa del Bronzo A dimostrano inequivocabilmente la presenza di un elmo, che nascondeva quasi completamente la fascia. Lo stesso diadema, poi, nelle sue rappresentazioni è sempre mostrato più stretto, e, soprattutto, dotato di due fasce pendenti dietro la nuca, assolutamente non presenti nella fascia della testa del Bronzo A. Questa fascia, invece, sembra, naturalisticamente, rappresentare una protezione tra la testa e l’elmo, un unicum che si deve alla incomparabile accuratezza e perfezionismo del Maestro del Bronzo A, che non trova al momento confronti nelle opere antiche rimaste. A riprova di questa eccellenza, il Maestro del Bronzo A ha realizzato delle orecchie anatomicamente perfette, ma che sono completamente nascoste dai riccioli che vi saldato sopra, oltre che i capelli sulla sommità della testa, che erano quasi interamente occultati dall’elmo corinzio.

 

Bibliografia:
Rolley, Les Bronzes grecs, Paris 1983.
Rolley, Delphes? Non!, in Delphes? Non!, in AA.VV., Due Bronzi da Riace, Rinvenimento, restauro, analisi e ipotesi di interpretazione, a cura di L. Vlad Borrelli e P. Pelagatti, II, Roma 1984 (Bollettino d’Arte, Serie spe­ciale, III), pp. 327-332.
Cl. Rolley, Les bronzes grecs et romains: recherches rècents, “RA” 1990, pp. 405-422.
Rolley, La Sculpture grecque, I, Paris 1994.

BRONZI DI RIACE