Secondo Giuseppe Roma, i Bronzi di Riace provengono dalla terraferma e non da una nave naufragata. Essendo uno dotato di elmo e l’altro no, essi raffigurerebbero i Dioscuri, secondo una prassi rilevata da Maria Caltabiano. In particolare, secondo lo studioso, nella Locride sarebbe avvenuta una successiva lavorazione di due statue in bronzo greche, atta a farli identificare come i due Dioscuri. Questa trasformazione sarebbe stata realizzata al fine di dare onore a Castore e Polluce, in virtù dell’aiuto da loro prestato in occasione della Battaglia del fiume Sagra, in cui Locresi e Reggini, molto inferiori di numero, sconfissero un poderoso esercito di Crotone, giunto per sottomettere l’attuale Calabria meridionale. Tale scontro, dai contorni leggendari, sembra essere avvenuto poco prima dell’arrivo del filosofo Pitagora di Samo nella Magna Grecia, verso il 535 a.C.

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Rilievo romano con i Dioscuri

Tale gruppo statuario, localizzato proprio presso Riace marina, nel passaggio tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo, è stato occultato in mare e sostituito dai santi Cosma e Damiano.

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Icona ortodossa con i Santi Anargiri Cosma e Damiano

L’ipotesi della nave naufragata, secondo lo studioso, fulcro di ogni studio relativo, non appare credibile, giacché non è stata trovata alcuna traccia né del relitto della nave, né del carico.
Altro punto caratterizzante della teoria si ricava dal rilievo eseguito dal Lamboglia, secondo cui le statue nel disegno appaiono allineate, una accanto all’altra, adagiate in uno spazio ristretto circondato da affioramenti rocciosi, come se fosse una deposizione sepolcrale, rendendo impossibile la casualità di una disposizione così ordinata.
Sempre secondo il Roma, tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo sono numerosi gli esempi di statue nascoste per essere sottratte alla distruzione che la cristianizzazione dei luoghi imponeva. Se questo fu il corso degli eventi che condusse al “seppellimento” dei Bronzi di Riace, è probabile che l’impresa fu portata a termine non in modo violento e traumatico.

Considerazioni critiche:
La teoria si mostra debole riguardo l’iconografia dei Dioscuri, raffigurati sempre come giovinetti imberbi e mai come uomini dotati di barba. Anche l’idea della presenza dell’elmo solo su una statua non ha retto alla prova dei segni presenti sui due Bronzi. Nessun rilievo viene dato alle analisi delle terre di fusione, che indicano il Peloponneso come luogo di realizzazione delle due opere d’arte. Da aggiungere, infine, che il restauro del braccio destro del Bronzo B sembra essere avvenuto nel II secolo d.C., quando la battaglia del fiume Sagra era ormai solo conosciuta dagli studiosi di antiquaria.
Nessuna traccia della struttura templare o della base su cui dovevano essere posti i Bronzi è mai stata trovata. La deposizione “ordinata” potrebbe essere frutto di casualità, dato che le statue dovevano essere stivate vicine sulla nave che le trasportava.

 

Bibliografia:
Roma, I Bronzi di Riace: brevi considerazioni, “Ostraka – Rivista di Antichità” XVI 2, Luglio-Dicembre 2007, pp. 391- 400

BRONZI DI RIACE